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L'Occasione , gio 21/02/2019

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Bologna, una necropoli romana a Porta San Donato

Bologna, una necropoli romana a Porta San Donato
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Una piccola formazione di sepolture, una necropoli composta da reperti antichi, risalenti alla piena Età romana. È la scoperta fatta da archeologi, amministrazione e Tper durante gli scavi che tutti i bolognesi possono incontrare alla fine di via Zamboni, praticamente davanti all’istituto di Mineralogia a due passi da Porta San Donato, nell’ambito dei lavori per la realizzazione della sottostazione elettrica per la linea dei filobus, monitorati da Tper all’interno del progetto Crealis-Emilio.

Si tratta di tracce di una frequentazione lontana dal centro. Quasi periferia, in aperta campagna, visto che all’epoca la città, da quel versante, terminava alle Due Torri. All’interno degli scavi sono visibili tre buche di epoca romana: un antico sepolcreto, una sorta di cimitero forse appartenente a una famiglia riconducibile al I secolo d.C.. Gli archeologi in questi giorni hanno analizzato i reperti coordinati dalla dottoressa Renata Curina, responsabile dell’Ufficio Tutela della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, che oggi ha illustrato dettagliatamente la natura dei ritrovamenti, assieme al direttore dei lavori del progetto Crealis per Tper, Fabio Monzali.

Entro la fine dell’anno i lavori di scavo dovrebbero essere ultimati e il cantiere riprenderà la sua normale attività: “Non mettiamo alcuna fretta al lavoro degli archeologi – assicura il direttore Monzali – la prima cosa per noi è il rispetto delle regole e dei soggetti che hanno delle responsabilità istituzionali”. Monzali poi già sogna una mostra con i reperti ritrovati nelle varie fasi del cantiere Crealis, compresi quelli mersi dalla scavo di piazza di Porta San Donato, che, una volta lavati e restaurati, saranno pronti per essere esposti. “Lo prevede il protocollo d’intesa sottoscritto con la Soprintendenza nel 2001, un documento che ha anticipato di molto le norme nazionali”, rivendica l’ingegniere di Tper. Nelle tombe sono state trovate delle ollette, piccoli vasi dalle pareti sottili, una lucerna; una delle due tombe conserva, oltre a due anfore spezzate e utilizzate per versare all’interno della tomba delle libagioni rituali, anche la base di un piccolo monumento funerario, una stele o un’ara.

Nello stesso punto di questo ritrovamento – questione di strati – solo pochi mesi fa, a maggio, era stata rinvenuta una banlieue medievale. E già allora gli archeologi avevano puntualizzato che sotto le costruzioni in legno era visibile una via di età romana. Tutto torna, starà ora al nuovo Soprintendente – un archeologo, Luigi Malnati – scegliere cosa fare degli scavi, nel caso qualcosa possa essere salvato. Lo stesso Malnati ha recentemente ribadito di volere sfruttare il museo archeologico civico più grande del Nord, quello di Bologna, per una mostra sulla città sia per quanto riguarda l’età antica, sia per quella medievale.